[sintesi dell’intervento svolto da Davide Crimi in rappresentanza del centro territoriale “Europe Direct” e di “Fondazione M” in occasione della conferenza pubblica di riappropriazione urbana del Teatro Coppola]
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La coraggiosa e brillante operazione di restituzione civile dello spazio pubblico del Teatro Coppola, primo teatro municipale nella città di Catania, da troppo tempo dimenticato e in abbandono, ha un forte significato civile e politico.
Non a caso, nel giorno dell’assemblea cittadina in cui si è data ufficialità alla condizione di riappropriazione, c’erano personalità che rappresentano la parte dinamica e costruttiva del contesto metropolitano, a dimostrazione del sentimento condiviso dato dall’importanza del bene pubblico e del valore simbolico in gioco.
Dati questi presupposti, la sequenza dei discorsi intorno al tema ha permesso di sviluppare una rilevante riflessione sul senso e sul sentimento che l’arte esprime all’interno della città intesa come contesto di relazioni.
Dal punto di vista dal quale osservo, due considerazioni si manifestano prioritarie:
la prima, connessa all’arte come necessità espressiva: e da questa angolatura appare importante riconoscere le nuove esigenze della modernità. Si tratta, in sintesi, di distinguere tra la dimensione convenzionale di un’arte che è ancora informazione (cioè processo che mette da una parte l’artista e dall’altra il pubblico, che si manifesta con le idee di “cartellone” e “palinsesto”, in base alle quali lo spettatore è, di fatto, un consumatore) e non ancora comunicazione e cioè processo di dialogo e di scambio, in cui l’esperienza artistica afferma un’idea di arte come partecipazione attiva ad un evento, dove non ci sono spettatori, ma partecipanti e che, in senso antropologico, si trasforma nella consapevolezza di prendere parte a un rito.
Ritengo questo tema decisivo e, per questo motivo, tornerò a parlarne in chiusa. Prima di lasciare questa sezione, guardando agli aspetti concreti, si afferma la necessità di concepire un appropriato modello di gestione che tenga conto non soltanto degli aspetti occupazionali, ma anche della funzione sociale. Si dovrà interpretare la gestione non soltanto in rapporto alla definizione di un cartellone/palinsesto, ma come più ampia operazione che sappia tradurre l’uso sociale dello spazio e questo elemento in fattore generatore di entrate. In poche parole, la struttura architettonica può dare luogo ad un assetto di laboratorio, dando configurazione ad un sistema congeniale alla sperimentazione, con angoli di recettività che possono divenire guests-home. Uno studio di fattibilità di questa modalità di relazionalità integrata è contenuto nel nostro volume EUR/OPEN [EOS], paper presentato per la conferenza ECPR a Reykjavik, che qui segnaliamo.
Continuerò adesso con la seconda considerazione, relativa all’arte nel suo senso materiale, esaminata nella prospettiva dell’economia e nel rapporto con le istituzioni. La crisi e il generale aumento delle difficoltà di reperire risorse, tolta la possibilità di ottenere accomondanti vantaggi, presentano almeno un beneficio: rendere comprensibile il modo in cui la “cultura” ufficiale ha sempre avuto in prevalenza la funzione di produrre la conservazione dei rapporti di potere, scoraggiando l’innovazione e il cambiamento, moderne frontiere di quel che nel passato era pericolosamente liquidato come eresia, stregoneria, possessione, invasamento.
Risulta chiaro così quanto siano importanti azioni popolari che affermino concezioni differenti, creando nuovi legami di solidarietà, nuovi valori sociali.
La nostra contemporaneità, la dimensione globale in cui viviamo, richiede che l’orientamento al cambiamento sia vissuto in modo organico e condiviso: e questo è un punto decisivo per dare vero significato alle operazioni. Come centro territoriale Europe Direct, vorrei segnalare la nostra azione per alimentare dialogo con centri d’arte, pensiero e cultura diffusi in Europa e nel Mediterraneo. Il nostro magazine EUR/OPEN ne dà dimostrazione e si presenta qui come strumento operativo condiviso.
Il rapporto con il Mediterraneo, dati gli attuali venti del cambiamento, risulta decisivo. E’ necessario saper ascoltare e interagire con la nuova richiesta di libertà che proviene dai Paesi del Maghreb, dove il rischio di una condanna del pensiero difforme è ancora attuale e l’ultima esecuzione per eresia è stata eseguita appena ieri, a dimostrazione che il tema della cultura, non appena si distingue dalla celebrazione del potere e davvero si fa pensiero, resta delicatissimo e vitale.
Anche dalla prospettiva di chi osserva dall’Europa, non si può credere che il pensiero innovativo debba provenire dalle istituzioni che, infine, usano la cultura come “maschera del potere”. Parafrasando George Steiner nell’evocare le origini dell’idea di Europa come spazio di libertà, diremo che l’idea di Europa, se esiste, non può essere lasciata alle istituzioni. Se questa idea esiste, allora deve avere radici nei caffé, nei luoghi dove si fa pensiero, arte, cultura. Nei posti come questo.
L’attuale crisi economica sta restringendo questi spazi di libertà. La degradazione dei cittadini a consumatori e il sistema oppressivo della finanza hanno irrigidito la fluidità delle classi sociali e, complessivamente, le possibilità di conquistare una vita libera e creativa. Anche per questo motivo, è il momento di tornare all’impegno sociale, di non aver paura del pensiero complesso, di ritornare a dire engagez-vous!
Infine, tornando all’argomento lasciato in sospeso sul significato individuale dell’esperienza artistica e della sua soluzione sociale, occorre dare nuova considerazione alla scelta estetica di una cultura condivisa. Sotto questa luce, come Fondazione M, in rete con altri centri di ricerca indipendenti che applicano la dimensione open source come paradigma culturale, siamo particolarmente impegnati nel sostenere quelle scelte d’avanguardia che interpretano l’evento spettacolare in senso antropologico. Ciò vuol dire escludere la dimensione disinnescata e innocua della rappresentazione borghese, per andare verso un modello – specie nella costruzione operata da Societas Mazzini – in cui l’arte non è più “consumo culturale” ma vera occasione di partecipazione.
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Europe Direct Catania è uno degli oltre 490 punti territoriali presenti in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea, che ha lo scopo di creare e alimentare la “sfera europea locale”, dando risalto alla comunicazione sui temi della partecipazione e della cittadinanza.
Fondazione M è una struttura di ricerca indipendente che ha lo scopo di alimentare e incrementare il dialogo interculturale attraverso libri, riviste, strumenti audio/video, viaggi, relazionalità.
Societas Mazzini è la sezione antropologica di studi orientati al teatro cerimoniale ed alla cultura partecipativa e spirituale.
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Come è possibile visionare dai link collegati, ognuna delle sezioni dispone di una propria pubblicistica. Siamo disponibili per ogni utile approfondimento e per ogni livello di interazione.
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